Campagna Pathfinder

Non è il nostro modo di fare

Tomellin richiuse la porta con dolcezza.
La luce filtrava attenuata attraverso le tende scure, lasciando l’ambiente in una penombra soffusa.
Il paladino lo attendeva dall’altra parte della stanza, la lama d’acciaio adagiata contro la parete.
“Thorn! ", gli si fece incontro Tomellin, sfilandosi il guanto e stringendogli la mano.
Fatto questo, crollò su una sedia a sua volta, protendendosi in avanti.
Attese un poco e prese a parlare.
" Sai, inizio a rimpiangere la vecchia Elksmire.. Berolt era un folle, ma, come dire… ", si sfregò le mani.
“.. sì, immagino sarebbe accaduto ugualmente. Solo questione di tempo, come tutto. Oggeryn non aveva la fibra di suo padre…E ora la Corona è solo più forte ".
Il paladino lo ascoltava in silenzio, senza muovere un muscolo.
“Perché tutto questo, Tomellin?”, rispose con uno sguardo di fuoco, indicando la pareti della stanza.
L’avevano costretto lì da ore.
Tomellin ridacchiò per poco, fino a quando non realizzò di non poter vincere l’atteggiamento del cavaliere.
Abbassò lo sguardo, con un sospiro.
" Ci tengo a te, Thorn", disse con un tono di voce diverso, d’un tratto serissimo.
“Ci conosciamo da quando eravamo ragazzi.. ", intercalò, " È che..il tuo comportamento ha destato sospetti e questa volta neppure io credo di poterti difendere. Voglio dire… il sangue di un Ravensword, e di un Barone…questa non è una faccenda di poco conto ..".
Thorn replicò: “C’è un motivo per cui l’Ordine disprezza i costrutti di Jormund, Tomellin.
Eppure.. Stanmore ha ignorato questa come tante altre delle nostre regole, delle nostre leggi, e persino dei nostri consigli : ha scritto il proprio destino da sé”.
Cadde il silenzio.
Il nobile sembrava interdetto.
“… Tutto…. Tutto qui? ", disse inarcando le sopracciglia.
" Voglio dire… Ieri notte avevi il compito di trascrivere le missive, gestire la tesoreria ed istruire la guardia. Mi sembra tu abbia portato a termine solo uno dei tuoi compiti, paladino".
“Avevo bisogno di riflettere, il mastio di Berolt non è un buon luogo per meditare”, rispose tagliente.
Tomellin si poggiò lentamente contro lo schienale, il legno che scricchiolava.
Lo fissava, come a studiarlo.
“Eppure… Sei sempre riuscito a conciliare i tuoi riti con il tuo servizio, almeno fino a questa notte…La prima notte in cui sei venuto meno ai tuoi obblighi” – soppesò, come sovrappensiero – "Hai votato di servire verità e giustizia, Thorn. Tu ci riporterai solo la verità, quando arriverà il momento, giusto? ", chiese con un leggero sorriso.
Thorn annuì con lentezza ieratica.
" Splendido! ", disse, alzandosi, “Volevo soltanto chiarire questo a me stesso.
Ti dirò quello che potevi solo immaginare : Stanmore era una promessa per la Corona, un tentativo di pacificazione, e, per quanto incontrollabile, era sotto istruzione di Re Bertram. Ora che è morto la mia famiglia cercherà… una compensazione, Thorn. Non so chi dovrà giustificare questo fallimento. Forse Isohmel stessa, perché no? Sai che sono rabbiosi come mastini, e tu le sei sempre stato molto fedele”, suggerì con malizia.
“Speravo di tenerti fuori le contese della nostra Casata, ma sappi che difficilmente usciremo tutti illesi da questa storia.
Se conosco la mia gente, ti assicuro che insieme al sangue di Stanmore ne scorrerà altro, fino a quando il debito non verrà ripagato. L’importante è che sia sangue ", disse, come a stuzzicarlo.
Si avvicinò alla porta e la aprì.
“Avrei.. avuto piacere di parlare con gli assassini di Berolt, ma ho saputo che hanno tutti lasciato la città, ad eccezione del ladro”, aggrottò la fronte, “.. ma la Gilda non ci avrebbe mancato di rispetto, ora e in questo modo, e lui ha passato la notte in Accademia”.
Thorn continuava a tacere, come non capisse il nesso.
“Riflettevo..alla fretta che hanno avuto… Per raggiungere.. Auglire, magari? Ti sei fatto un’idea al riguardo? ", indugiò, con tutta l’aria di provocarlo.
“Abbi almeno il coraggio di affrontarmi in campo aperto, Tomellin, se proprio intendi farlo”, rispose il paladino fremendo.
“Io? No Thorn, no. Non è il nostro modo di fare”, sorrise, fissando uno scudo recante lo stemma della Casata di Berolt ancora affisso alla parete.
“Noi non abbiamo neppure bisogno di combattere”, sorrise.
Thorn lo guardò allontanarsi.

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castellani_alessandro

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