Campagna Pathfinder

La cattedrale

di Daniele

I passi della guardia davanti a lei risuonavano sordi mentre scendevano lungo la stretta scala a chiocciola. Il rumore della folla giungeva ovattato, come un brusio lontano, attutito dalle spesse mura di pietra. Iniziava a fare freddo man mano che scendevano nel cuore della Cattedrale e la torcia impugnata dall’uomo per disperdere le tenebre era troppo lontana da lei affinché riuscisse a sentirne il calore. Ga’Jwe si strinse nel mantello, cercando di alzarlo da terra. Il ritmico strusciare sulla pietra e il conseguente tonfo del tessuto sul gradino successivo stava iniziando a infastidirla. Quanto era alta quella torre? 60 metri? 70? Salendo in volo non ci aveva fatto particolarmente caso ma ora la discesa sembrava non terminare più e il fatto di non sapere esattamente cosa avrebbe trovato alla fine della scala non aiutava certo a tranquillizzarla. Si accorse di avere ancora strette nel pugno destro le carte della Vecchia Quercia. Un plico di lettere e appunti sottratti giusto qualche ora prima e che Emeloth stessa aveva a malapena degnato di uno sguardo. Al ricordo della reazione della Lady, un moto di rabbia l’attraversò. ‘Ho rischiato di morire due volte nel tentativo di salvare questa dannata città da quando siamo arrivati ieri, due volte!’ pensò, serrando il pugno attorno alle carte rubate. ‘Sarebbe dovuto venire Zirael a parlare con la sua dannata Lady, cosa ne so io di come ci si rivolge ad una nobildonna? Solo perché sei nata dalla madre giusta, nessun merito o capacità, solo il sangue…” La ferita al ventre pulsava ancora e il ricordo del dolore provocato dall’ustione di quelle maledette saette magiche continuava a tormentarla. Con la mano sinistra si accarezzò la cicatrice, come per accertarsi che stesse guarendo senza complicazioni. La ferita si era ormai rimarginata e uno strato di pelle nuova si era formata là dove lo scontro con gli Elementali di Carahlad aveva lasciato carne bruciata e ustioni magiche. Tuttavia i segni dell’ustione permanevano e ci sarebbe voluto parecchio tempo e diverso dispendio di magia rigenerativa per far tornare il suo ventre liscio come prima. ‘E tutto questo per cosa? Per una ragazzina stizzita, incapace di vedere oltre il proprio dolore?’ Quell’ultimo pensiero la turbò come mai si sarebbe aspettata. Fu quasi un lampo nella sua mente, sufficiente però a scatenarle il senso di colpa. Anche lei aveva perso suo padre, anni prima, proprio come Lady Emeloth. Non il suo vero padre, quello biologico, lui non sapeva ne chi fosse ne da dove venisse, ma Leendur, quello adottivo, il suo vero padre, che la raccolse abbandonata in fasce in un’antica foresta e la crebbe fino a farla diventare una Druida. Avrebbe dovuto comprendere il dolore della Lady, un dolore che anch’essa aveva provato. Con la differenza che ora Emeloth era in cima a quella torre, contesa tra il lutto e la responsabilità, nel tentativo di salvare la città dal caos ad appena un giorno di distanza dalla morte del padre. Lei invece dopo l’assassino di Leendur e la Notte dei Fuochi ci aveva messo mesi per trovare la forza di reagire e ricominciare così a vivere. Non avrebbe dovuto giudicarla così negativamente per la sua reazione in cima alla torre e quasi si vergognò dei suoi stessi pensieri Solo allora si accorse di star stritolando le carte che aveva in mano. Allentò immediatamente la presa, preoccupata. Quei documenti erano fondamentali, informazioni cruciali sulla Vecchia Quercia che andavano preservate ad ogni costo. Striò quindi con cura i fogli stropicciati, pregando di non averli rovinati troppo. ‘Appena posso dovrò scrivere una copia di queste lettere…’ pensò. La guardia davanti a lei non la degnò di uno sguardo e, se anche la sentì sistemare le varie carte, la ignorò. Constatato di non aver provocato alcun danno permanente, Ga’jwe si lasciò andare in un sospiro di sollievo. Finalmente i gradini cessarono e il suo accompagnatore spalancò una piccola porta di legno. Appena fuori, due lancieri montavano la guardia. Ga’jwe fece un passo e finalmente si ritrovò all’interno del tempio. Lo stacco tra lo spazio angusto della scala e la vastità solenne della Cattedrale le tolse per un attimo il fiato. La penombra era rotta dall’ultima luce del giorno che penetrava come una lama dalla grossa cupola centrale e dalle vetrate colorate che la spezzavano in un caleidoscopio di colori e di effetti. L’aria era fredda, quasi immobile, e un sottile pulviscolo galleggiava nella luce del crepuscolo. Statue di eroi e divinità la fissavano dall’alto delle loro logge e sembrò quasi che la seguissero con lo sguardo mentre si addentrava all’interno. Fu allora che lo vide, al centro della grande navata, appena sotto l’altare: Owayn, Paladino e Capitano della
Guardia, era seduto assorto in meditazione. La grande spada era appoggiata alle sue spalle sull’altare e attorno a lui dei tracciati magici disegnati sul pavimento rilasciavano una debole luminescenza bluastra. Non le ci volle molto a capire che cosa avesse di fronte. Ga’jwe deglutì, cercando di calmarsi un attimo. Si strinse i fogli al petto e avanzò, con passo insicuro, verso il Cerchio della Verità tracciato dal Paladino. Sperò solo di essere in grado di sostenere ciò che la aspettava. La loro alleanza con Emeloth e Owayn dipendeva da quel colloquio e ormai non poteva più tirarsi indietro. Avrebbe dovuto aspettarsi un Cerchio della Verità, ora sarebbe stata costretta a rivelare ad Owayn ogni cosa che lui le avesse chiesto. La vera identità di Lord Gailhart, i fatti di Elksmire, tutto ciò che sapevano sulla Vecchia Quercia… ‘Zirael, spero che tu abbia fatto la scelta giusta a fidarti di Lady Emeloth e del suo prode Paladino…’ pensò.

Comments

castellani_alessandro

I'm sorry, but we no longer support this web browser. Please upgrade your browser or install Chrome or Firefox to enjoy the full functionality of this site.