Campagna Pathfinder

Damian - 2

Avevano occupato una vecchia torre, in guerra contro i rampicanti e contro il tempo : del piccolo forte non restava che quel rudere.
Damian sollevò la spada puntandola contro il muro diroccato e roteò la lama in aria improvvisando parate e affondi, fino a quando non avvertì uno sguardo sopra di sé che lo fece volgere di scatto.
Era Nyvie : lo stava osservando poggiata contro un arco, con in braccio della fascina e sul volto un lieve sorriso.
La lunga treccia nera le ricadeva sulla spalla e sul mantello leggero.
“Hai finito prima del previsto”, disse Damian, con un’inflessione indispettita.
Nyvie sembrava divertita : reclinò leggermente il capo, socchiudendo gli occhi.
“…Zirael..”, disse infine, con aria come intenerita.
Il giovane rimase interdetto.
“Zirael…zirael significa ‘rondine’ nella vostra lingua”, riprese lei, depositando per terra la legna.
L’apprendimento dell’elfico proseguire ma il ragazzo non era che agli inizi.
“E’…un soprannome?”
“Un modo per nascondere la tua identità. E un soprannome, sì”, puntualizzò lei.
Damian fissò il terreno, poi la spada.
“Si usa tra la tua gente dare soprannomi?”, chiese ancora.
Nyvie lo guardò in un modo che Damian amava e odiava allo stesso tempo : gli occhi che le brillavano, un velo di superiorità divertita.
“No, assolutamente.
E’ qualcosa che ho appreso vivendo con gli uomini : voi ne siete quasi ossessionatI.
Al Nord un nome è scelto secoli prima della nascita, determinato secondo regole che voi definireste rigidissime e destinato a rimanere tale per sempre.
Ogni nostro nome racchiude passato e destino di chi lo riceve o, più semplicemente, il ruolo che dovrà ricoprire.
Gli uomini invece amano improvvisare. Si illudono di poter cambiare i fatti insieme alle parole, come se un nome potesse alterare la storia che precede la loro venuta al mondo.
Da cui titoli, cariche, nomi non ufficiali….tutti modi di liberarsi del macigno del passato”.
Si fermò come a pensare.
“Ho conosciuto un contadino di nome Baynal, anni fa…” – riprese – “..e sono abbastanza sicura sia ancora un contadino”.
Si fece silenzio.
“Nyvie è solo un frammento del mio nome, nel caso te lo stessi chiedendo, e troveresti la sua storia parecchio noiosa”, sbottò ridendo, vedendo che l’avversario partiva già al contrattacco.
Damian provava una certa soddisfazione in quelle schermaglie verbali, in effetti.
Lei aveva un’esperienza e una conoscenza del mondo impossibili da compensare, ma la lingua tagliente del giovane e la sua pervicacia rendevano ogni sfida un divertimento reciproco.
“In ogni caso sembri avere un certo talento, buona agilità e ottimi riflessi. Hai ripensato a quello che ti ho detto, immagino”, aggiunse a bassa voce e quasi distrattamente mentre accendeva il fuoco.
Damian annuì, guardando le fiamme.
Nyvie sospirò. Già conosceva la sua decisione, e ne temeva le conseguenze; si adagiò contro un moncone di colonna e ravvivò le fiamme.
“Non..non è un’avventura, Damian. Non ci sono solo poeti e taverne dove andremo.
Vivremo alla giornata, nascondendoci come fossimo braccati.
Se si tratterà di difendere un villaggio da banditi e ottenerne un compenso, lo faremo.
Se si tratterà di saccheggiare un cadavere in cerca di qualche moneta, lo faremo.
Saremo quello che non sei mai stato : ospiti sgraditi dell’Aeckland e….", si interruppe, interdetta.
Il ragazzo aveva ripreso a ruotare la lama, imitando a tratti le movenze della maestra, ignorando totalmente le sue parole.
“Mi stai ascoltando?”, chiese con un piglio infastidito.
Per tutta risposta lui si volse fingendosi stupito.
“Dicevi a me? Credevo parlassi con Damian”.
Ora era lui ad avere quell’espressione di superiorità e Nyvie lo studiò per qualche istante, sorpresa.
“Scusa, Zirael. Ti stavo solo consigliando di alzare quella guardia”, sorrise, sconfitta.

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castellani_alessandro

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