Campagna Pathfinder

Thorn

Thorn avvicinò la candela alla carta ingiallita : era quasi consunta, la cera raccolta in un mucchio informe.
Portò ancora una volta la piuma al calamaio, e poi di nuovo al foglio, con ogni linea netta come un fenditura di tenebra.
Si gettò indietro i capelli, lanciò uno sguardo torvo alla pila di carte e fogli sul tavolo e poi per terra.
“Non c’è tempo”, sussurrò tra i denti. 
Estrasse da sotto il mantello un piccolo foglio e ricopiò il suo contenuto su quella pagina sgualcita, su cui i nomi andavano affastellandosi.
Di tanto in tanto guardava nervosamente oltre la porta, aggettante sul corridoio buio.
Si levò in piedi, prese un libro dallo scaffale, tornò a scrivere; pochi minuti dopo e lo richiuse con un tonfo, levandosi in piedi.
“Ancora sveglio, Thorn?”, chiese Stanmore, ritto sulla porta.
Indossava una lunga vestaglia scura e sembrava aver fatto un lungo bagno a giudicare dall’aspetto estremamente curato. Poche ore prima sarebbe stato irriconoscibile.
“Sì, mio Signore, ho finito di compilare il mio rapporto per l’Ordine”, disse, con la sua voce profonda.
Stanmore guardò la stanza, e la pergamena.
“Splendido. Mi ritirerò nelle mie stanze; ho già una scorta, quindi riposa pure. Ti prego solo di ricordare i miei suggerimenti circa la stesura del resoconto”, gli sorrise con dolcezza, battendo la mano sullo stipite di legno e ritirandosi nelle tenebre.
Thorn lo guardò perdersi nel buio, poi tornò a fissare con lentezza il foglio che aveva scritto.
“Possa la luce degli dei guidare i miei passi, la loro azione la mia azione”, sussurrò, a capo chino e con voce rotta, mentre lo arrotolava, “…e riportarmi sulla via della rettitudine se tradirò la loro fiducia”.
Sollevò la spada, soffiò sulla candela e si fece buio.
Poco dopo era per strada.

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castellani_alessandro

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